
In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, che ricorre oggi, ho intervistato la Prof.ssa Ivana Rabbone associato di pediatria del Dipartimento di Scienze della Salute (DISS), UPO.
Questa è l’ottava intervista della rubrica “DIsSaperi: interviste con i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Salute (DISS)”, in cui le/i nostre/i ricercatrici/ricercatori approfondiscono argomenti scientifici, in occasione delle giornate mondiali su tematiche legate alla salute.
La Prof.ssa Ivana Rabbone dirige la S.C.D.U. di Pediatria dell’AOU Maggiore della Carità di Novara e la Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università del Piemonte Orientale. È referente regionale della Rete Diabetologica Pediatrica e Responsabile del Centro Hub di Diabetologia Pediatrica del Piemonte Nord-Orientale, riconosciuto come Clinical Trial Centre del network internazionale INNODIA (https://www.innodia.org), impegnato nello sviluppo di nuove terapie immunologiche per il diabete tipo 1. Sotto la sua direzione, il Centro partecipa a studi multicentrici nazionali e internazionali volti a migliorare la qualità di vita dei bambini e degli adolescenti con diabete, integrando ricerca, innovazione tecnologica e presa in carico multidisciplinare.
Professoressa, quali sono oggi le principali sfide nella prevenzione e nella diagnosi precoce del diabete nei giovani?
Quando parliamo di diabete in età pediatrica, ci riferiamo soprattutto al diabete tipo 1, la più comune endocrinopatia dell’età evolutiva, con incidenza in crescita che ha presentato un picco di frequenza significativo durante il periodo della pandemia.
Un passo avanti importante nella prevenzione è stato fatto con il Decreto di legge DDL n. 727 del 2023, che introduce lo screening nazionale per diabete tipo 1 e celiachia nella popolazione pediatrica. L’obiettivo è prevenire la chetoacidosi all’esordio e individuare precocemente i soggetti con autoanticorpi positivi per le due patologie.
Oggi possiamo grazie allo screening riconoscere la malattia diabetica nelle fasi precliniche e offrire terapie immunologiche preventive, come Teplizumab (anticorpo monoclonale anti-CD3) che ritarda l’insorgenza del diabete. Il nostro Centro è abilitato alla somministrazione del farmaco e partecipa ai programmi internazionali di screening familiare.
La vera sfida è garantire una presa in carico clinica e psicologica integrata per i bambini a rischio, costruendo percorsi di prevenzione personalizzati.
Quali innovazioni stanno cambiando la vita dei pazienti con diabete?
Le innovazioni più significative riguardano la tecnologia. L’introduzione di microinfusori, sensori di monitoraggio continuo del glucosio e sistemi integrati AID (Automated Insulin Delivery), veri e propri pancreas artificiali, ha rivoluzionato la gestione del diabete tipo 1. Questi dispositivi riducono ipoglicemie e iperglicemie, migliorano il controllo metabolico e semplificano la vita dei bambini e delle loro famiglie. Parallelamente, le nuove immunoterapie aprono scenari di prevenzione e di cura personalizzata.
L’obiettivo oggi non è solo curare la malattia, ma restituire qualità di vita, autonomia e serenità ai pazienti e ai loro familiari.
Quanto contano lo stile di vita e l’alimentazione nel prevenire il diabete di tipo 2?
Nel diabete tipo 2, sempre più frequente anche nei giovani, stile di vita e alimentazione sono determinanti.
L’obesità, soprattutto quella viscerale, è un processo complesso che coinvolge fattori genetici, ambientali ed epigenetici e favorisce infiammazione cronica e insulino-resistenza che stanno alla base della sindrome metabolica, una combinazione di complicanze metaboliche che aumentano anche in giovane età il rischio cardiovascolare.
La prevenzione deve pertanto cominciare già nei primi mille giorni di vita, ossia dal concepimento fino al secondo anno di vita del bambino e continuare successivamente con scelte quotidiane: una dieta equilibrata ispirata alla dieta mediterranea, riduzione di zuccheri e cibi ultra-processati, attività fisica quotidiana, sonno regolare e meno tempo davanti agli schermi.
Il coinvolgimento della famiglia è essenziale per creare un rapporto sano con il cibo e il proprio corpo. Intervenire presto significa ridurre il rischio di diabete, ipertensione, steatosi epatica e altre complicanze metaboliche.
English
Today, on the occasion of World Diabetes Day, I interviewed Prof. Ivana Rabbone, Associate Professor of Pediatrics at the Department of Health Sciences (DISS), University of Eastern Piedmont (UPO).
This is the eighth interview in the series “DIsSaperi: Interviews with Researchers from the Department of Health Sciences (DISS)”, in which our researchers explore scientific topics connected to global health awareness days.
Prof. Ivana Rabbone is the Head of the S.C.D.U. (Complex University Department) of Pediatrics at the “Maggiore della Carità” University Hospital of Novara and Director of the Postgraduate School of Pediatrics at the University of Eastern Piedmont. She is the regional coordinator of the Pediatric Diabetology Network and Head of the Pediatric Diabetology Hub Center for North-Eastern Piedmont, recognized as a Clinical Trial Centre within the international INNODIA network (https://www.innodia.org), which is engaged in developing new immunological therapies for type 1 diabetes. Under her leadership, the Center participates in national and international multicenter studies aimed at improving the quality of life of children and adolescents with diabetes, integrating research, technological innovation, and multidisciplinary care.
Professor, what are today’s main challenges in the prevention and early diagnosis of diabetes in young people?
When we talk about diabetes in childhood, we are mainly referring to type 1 diabetes, the most common endocrine disease in children and adolescents, whose incidence is increasing and showed a significant peak during the pandemic period.
An important step forward in prevention was achieved with the legislative decree n.727 of 2023, which introduces national screening for type 1 diabetes and celiac disease in the pediatric population. The goal is to prevent diabetic ketoacidosis at onset and to identify early those with positive autoantibodies for these two conditions.
Thanks to screening, we can now recognize diabetes in its preclinical stages and offer preventive immunological therapies, such as Teplizumab (an anti-CD3 monoclonal antibody), which delays the onset of diabetes. Our center is authorized to administer the drug and participates in international family screening programs.
The real challenge is to ensure integrated clinical and psychological care for at-risk children, building personalized prevention pathways.
What innovations are changing the lives of people with diabetes?
The most significant innovations concern technology. The introduction of insulin pumps, continuous glucose monitoring sensors, and integrated AID (Automated Insulin Delivery) systems, real “artificial pancreas” devices, has revolutionized the management of type 1 diabetes. These technologies reduce episodes of hypo- and hyperglycemia, improve metabolic control, and simplify the daily lives of children and their families.
At the same time, new immunotherapies are opening new perspectives for prevention and personalized treatment. Today’s goal is not only to treat the disease but also to restore quality of life, autonomy, and peace of mind to patients and their families.
How important are lifestyle and diet in preventing type 2 diabetes?
In type 2 diabetes, increasingly frequent even among young people, lifestyle and diet play a decisive role. Obesity, especially visceral obesity, is a complex process involving genetic, environmental, and epigenetic factors. It promotes chronic inflammation and insulin resistance, which are at the core of metabolic syndrome, a combination of metabolic complications that increase cardiovascular risk even at a young age.
Prevention should therefore begin in the first 1,000 days of life, from conception to the child’s second birthday, and continue through daily choices: a balanced diet inspired by the Mediterranean model, reduction of sugars and ultra-processed foods, daily physical activity, regular sleep, and less screen time.
Family involvement is essential to foster a healthy relationship with food and one’s body. Early intervention means reducing the risk of diabetes, hypertension, fatty liver disease, and other metabolic complications.
Giuseppe Cappellano
In foto Ivana Rabbone
Per il logo credito a Francesca Oltolina