
Oggi, in occasione della giornata mondiale contro l’obesità, ho intervistato la prof.ssa Marina Caputo associato di scienze dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate presso il Dipartimento di Scienze della Salute (DISS), Università degli Studi del Piemonte Orientale.
Questa è la seconda intervista della rubrica DisSaperi 2.0: interviste con i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Salute (DISS)”, in cui le/i nostre/i ricercatrici/ricercatori approfondiscono argomenti scientifici, in occasione delle giornate mondiali su tematiche legate alla salute.
Dal 2020, la prof.ssa Caputo ricopre il ruolo di Dirigente Medico presso la SCDU di Endocrinologia dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara. Nel 2018 ha conseguito la Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l’Università degli Studi di Torino. Oltre all’attività clinica, svolge attività di docenza presso l’Università del Piemonte Orientale, contribuendo alla formazione degli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, del Corso di Laurea in Infermieristica, del Corso di Laurea Magistrale in Biologia e del Corso di Laurea Magistrale FHE (Food, Health and Environment). I suoi principali ambiti di interesse riguardano il ruolo della nutrizione nelle patologie endocrino metaboliche, obesità, patologia ipofisaria e surrenalica.
Professoressa, che cos’è l’obesità e quali sono i principali fattori (biologici, ambientali e sociali) che contribuiscono al suo sviluppo?
L’obesità è una patologia caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può portare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita, e rientra nella malnutrizione per eccesso. Dal 26 luglio 2024 in Italia l’obesità è stata dichiarata malattia cronica ed è entrata far parte del Piano Nazionale delle Cronicità. L’obesità è nella maggior parte dei casi una patologia multifattoriale, ovvero determinata da fattori genetici ed ambientali; tra questi ultimi concorrono l’ampia offerta di alimenti a prezzi contenuti che hanno un elevato apporto energetico ed un basso livello nutrizionale, l’alta urbanizzazione ed i frequenti spostamenti in auto, lo stile di vita caratterizzato da minor tempo dedicato alla preparazione ed al consumo dei pasti, e la scarsa attività motoria.
Perché l’obesità è considerata una malattia cronica e quali conseguenze può avere sulla salute fisica e psicologica della persona?
L’obesità è considerata una malattia cronica remittente. Le complicanze dell’obesità rientrano in due grandi categorie: le patologie ascrivibili agli effetti dell’aumento della massa grassa (come l’osteoartrosi, la sindrome delle apnee ostruttive del sonno), e le patologie secondarie all’incremento del numero e all’alterazione della funzione delle cellule del tessuto adiposo (quali il diabete mellito di tipo 2, alcuni tipo di tumore, le malattie cardiovascolari come infarto del miocardio ed ictus cerebri, e la steatosi epatica). La correlazione fra obesità e tali complicanze varia, ed una delle più forti riguarda il diabete mellito di tipo 2: l’obesità è alla base del 64% dei casi di diabete mellito tipo 2 nei maschi e del 77% dei casi nelle donne.
Quali strategie di prevenzione possono essere adottate a livello individuale e collettivo per contrastare l’obesità, soprattutto tra bambini e adolescenti?
La prevenzione è fondamentale. Innanzitutto è importante informare e mobilitare l’opinione pubblica, affinché sia più consapevole e reattiva sulle conseguenze per la salute, sull’impatto sociale e sui costi economici ed ambientali dell’obesità. Per fare questo sarebbe necessario programmare un impegno congiunto di governi e del settore privato, in modo da attivare piani integrati e coordinati di medio-lungo periodo per la lotta all’obesità, che coinvolgano tutti i principali attori interessati. Pertanto, sarebbe importante incoraggiare l’impegno dell’industria alimentare e della distribuzione nelle iniziative di salute pubblica promosse e guidate dai governi. E’ inoltre fondamentale diffondere la cultura della prevenzione, affinché i comportamenti salutari diventino una scelta consapevole, fin dalla gestazione e proseguano in età giovane-adulta, insegnando abitudini sane fin dall’infanzia, favorendo l’accesso a strutture e spazi dedicati all’attività fisica, e rafforzando i presidi di educazione ed informazione dei giovani. Ed in ultimo lottare contro l’ambiente “obesogenico”, ovvero combattere i fattori che inducano ad assumere stili di vita e scelte alimentari scorretti e rendano difficile compiere scelte salutari.
ENGLISH VERSION
Today, on the occasion of World Obesity Day, I interviewed Professor Marina Caputo, Associate Professor of Food Science and Applied Dietetic Techniques at the Department of Health Sciences (DISS), University of Eastern Piedmont.
This is the second interview in the series DisSaperi 2.0: Interviews with Researchers from the Department of Health Sciences (DISS), in which our researchers explore scientific topics on the occasion of international days dedicated to health-related issues.
Since 2020, Professor Caputo has held the position of Medical Director at the Complex University Structure of Endocrinology at the Maggiore della Carità Hospital in Novara. In 2018, she completed her specialization in Endocrinology and Metabolic Diseases at the University of Turin. Alongside her clinical practice, she is involved in teaching at the University of Eastern Piedmont, contributing to the education of students enrolled in the Master’s Degree in Medicine and Surgery, the Bachelor’s Degree in Nursing, the Master’s Degree in Biology, and the Master’s Degree in FHE (Food, Health and Environment). Her main areas of interest include the role of nutrition in endocrine and metabolic diseases, obesity, pituitary disorders, and adrenal diseases.
Professor, what is obesity and what are the main biological, environmental, and social factors that contribute to its development?
Obesity is a disease characterized by excessive accumulation of body fat that can negatively affect health and lead to a reduction in life expectancy. It is classified as a form of overnutrition. Since July 26, 2024, obesity has been officially recognized in Italy as a chronic disease and has been included in the National Chronicity Plan. In most cases, obesity is a multifactorial condition, meaning it is determined by both genetic and environmental factors. Environmental contributors include the widespread availability of low-cost, energy-dense foods with poor nutritional value, high levels of urbanization, frequent car use, lifestyles characterized by limited time dedicated to meal preparation and consumption, and low levels of physical activity.
Why is obesity considered a chronic disease and what consequences can it have on a person’s physical and psychological health?
Obesity is considered a chronic relapsing disease. Its complications can be divided into two main categories: conditions related to the mechanical effects of increased fat mass (such as osteoarthritis and obstructive sleep apnea syndrome) and conditions resulting from an increase in the number and dysfunction of adipose tissue cells (such as type 2 diabetes mellitus, certain types of cancer, cardiovascular diseases including myocardial infarction and stroke, and non-alcoholic fatty liver disease). The strength of the association between obesity and these complications varies. One of the strongest correlations is with type 2 diabetes mellitus: obesity accounts for 64% of type 2 diabetes cases in men and 77% in women. In addition to physical complications, obesity can also have significant psychological consequences, including low self-esteem, depression, anxiety, and social stigma, which may further worsen quality of life.
What prevention strategies can be adopted at both the individual and collective levels to fight obesity, especially among children and adolescents?
Prevention is essential. First, it is important to inform and mobilize public opinion so that individuals become more aware of the health consequences, social impact, and economic and environmental costs of obesity. Achieving this requires coordinated efforts between governments and the private sector to implement integrated, medium- to long-term strategies involving all key stakeholders. Encouraging the commitment of the food industry and retail sector to public health initiatives promoted and guided by governments is also crucial. Furthermore, it is essential to promote a culture of prevention so that healthy behaviors become a conscious choice from pregnancy through young adulthood. This includes teaching healthy habits from early childhood, improving access to facilities and spaces dedicated to physical activity, strengthening educational and informational programs for young people, and combating the “obesogenic” environment, hat is, reducing environmental factors that encourage unhealthy lifestyles.
Giuseppe Cappellano
In foto Marina Caputo
Per il logo credito a Francesca Oltolina