
Oggi, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, ho intervistato il prof. Alessio Menga associato di Biochimica del Dipartimento di Scienze della Salute (DISS), Università degli Studi del Piemonte Orientale.
Prende il via la rubrica DisSaperi 2.0: interviste con i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Salute (DISS)”, in cui le/i nostre/i ricercatrici/ricercatori approfondiscono argomenti scientifici, in occasione delle giornate mondiali su tematiche legate alla salute.
Il Prof. Menga è professore associato di Biochimica presso il DISS. Dopo la laurea in Farmacia e il conseguimento del dottorato di ricerca in scienze biochimiche e farmacologiche presso l’Università degli Studi di Bari, ha mosso i primi passi nella ricerca oncologica all’IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”. La sua curiosità scientifica lo ha poi portato all’estero, presso la prestigiosa Università di Leuven in Belgio, dove ha approfondito le dinamiche molecolari del cancro in un contesto internazionale. Rientrato in Italia nel 2019, ha lavorato al Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino, consolidando le sue competenze nel metabolismo tumorale. Dal 2024 è approdato all’Università del Piemonte Orientale come Professore Associato di Biochimica presso il Dipartimento di Scienze della Salute. Qui guida un gruppo di ricerca specializzato in Cancer Metabolism, con una missione chiara: decodificare i segreti metabolici dell’adenocarcinoma polmonare per trasformarli in nuove armi terapeutiche.
Professore, quanto è importante la prevenzione nella riduzione del rischio di cancro?
Spesso pensiamo al cancro come a un evento imponderabile, legato esclusivamente alla sfortuna o alla genetica. In realtà, la scienza ci dice che abbiamo un potere enorme nelle nostre mani. La prevenzione non è un semplice ‘stile di vita’, ma una vera e propria strategia biochimica di difesa. Circa il 40% dei casi di tumore potrebbe essere evitato agendo su fattori modificabili. Ogni volta che scegliamo di non fumare, di seguire una dieta equilibrata o di limitare l’alcol, stiamo riducendo lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica nei nostri tessuti, quegli stati che ‘preparano il terreno’ affinché una cellula sana possa trasformarsi in tumorale. Fare prevenzione oggi significa ridurre il carico di malattia per il futuro, permettendo al sistema sanitario di concentrare le risorse sui casi più complessi e inevitabili. È il miglior investimento che possiamo fare sulla nostra longevità.
In che modo la diagnosi precoce può cambiare le possibilità di cura e di sopravvivenza dei pazienti oncologici?
La diagnosi precoce è, a tutti gli effetti, il ‘fattore tempo’ che decide l’esito della battaglia. Identificare un tumore quando è ancora alle sue fasi iniziali, magari quando è composto da poche migliaia di cellule e non ha ancora sviluppato la capacità di invadere altri organi, cambia radicalmente le opzioni sul tavolo. In fase precoce, le terapie sono meno aggressive, gli interventi chirurgici meno demolitivi e la probabilità di successo è drasticamente più alta. Per molti tipi di cancro, passare da una diagnosi tardiva a una precoce significa spostare le probabilità di guarigione dal 10-20% a oltre il 90%. Partecipare agli screening e non sottovalutare i segnali del proprio corpo non è un eccesso di zelo, ma una scelta consapevole che permette ai medici di agire con la massima precisione ed efficacia, trasformando una diagnosi spaventosa in un percorso di cura risolutivo.
Di che cosa si sta occupando attualmente nella sua ricerca?
Il mio laboratorio si occupa di un aspetto tanto critico quanto affascinante: il metabolismo delle cellule tumorali. Dobbiamo immaginare la cellula tumorale come un motore truccato che corre a velocità folle: per sostenere questa crescita accelerata, ha bisogno di ‘carburante’ e pezzi di ricambio in quantità enormi. Nel nostro progetto sull’adenocarcinoma del polmone, stiamo studiando come queste cellule utilizzino degli aminoacidi alternativi per sopravvivere in condizioni difficili. Non si tratta solo di capire come crescono, ma come riescono a ingannare il sistema immunitario. Abbiamo scoperto che alterando il proprio metabolismo, le cellule tumorali riescono a creare un ambiente circostante che ‘addormenta’ le nostre difese naturali. La nostra sfida è identificare i ‘punti di rifornimento’ specifici di queste cellule: se riusciamo a capire quali aminoacidi sono vitali per la loro aggressività e come bloccarne l’utilizzo, potremmo non solo affamare il tumore, ma anche ‘svegliare’ il sistema immunitario affinché torni a combatterlo. È una strada nuova, che punta a colpire il cancro non con un approccio generalizzato, ma mirando alle sue specifiche necessità biochimiche.
ENG
Prof. Menga is associate professor of Biochemistry at DISS, UPO. After earning a degree in Pharmacy and completing a PhD in Biochemical and Pharmacological Sciences at the University of Bari, he began his research career in oncology at the IRCCS “Giovanni Paolo II” Cancer Institute. Then, he moved abroad to the prestigious University of Leuven in Belgium, where he investigated the molecular dynamics of cancer in a highly international research environment. Upon returning to Italy in 2019, he worked at the Molecular Biotechnology Center of the University of Turin, further strengthening his expertise in tumor metabolism. Since 2024, he has been an Associate Professor of Biochemistry at the Department of Health Sciences of the University of Eastern Piedmont. There, he leads a research group specialized in Cancer Metabolism, with a clear mission: to decode the metabolic secrets of lung adenocarcinoma and translate them into new therapeutic strategies.
Professor, how important is prevention in reducing cancer risk?
We often think of cancer as an unpredictable event, linked solely to bad luck or genetics. In reality, science tells us that we hold enormous power in our own hands. Prevention is not merely a ‘lifestyle choice’, but a true biochemical defense strategy. Around 40% of cancer cases could be prevented by acting on modifiable risk factors. Every time we choose not to smoke, to follow a balanced diet, or to limit alcohol consumption, we are reducing oxidative stress and chronic inflammation in our tissues, conditions that ‘prepare the ground’ for a healthy cell to transform into a cancer one. Investing in prevention today means reducing the burden of disease in the future, allowing healthcare systems to focus resources on the most complex and unavoidable cases. It is the best investment we can make in our longevity.
How can early diagnosis change treatment options and survival for cancer patients?
Early diagnosis is, in every sense, the ‘time factor’ that determines the outcome of the battle. Detecting a tumor at an early stage, when it may consist of only a few thousand cells and has not yet acquired the ability to invade other organs, radically changes the therapeutic landscape. At early stages, treatments are less aggressive, surgical procedures are less invasive, and the probability of success is dramatically higher. For many types of cancer, shifting from a late to an early diagnosis means increasing the chances of cure from 10–20% to over 90%. Participating in screening programs and paying attention to the signals of one’s own body is not excessive caution, but a conscious choice that allows physicians to act with maximum precision and effectiveness, turning a frightening diagnosis into a resolvable treatment pathway.
What is the current focus of your research?
My laboratory focuses on a critical and fascinating aspect of cancer biology: tumor cell metabolism. We can think of a cancer cell as a highly modified engine running at extreme speed, sustaining this accelerated growth requires enormous amounts of ‘fuel’ and spare parts. In our lung adenocarcinoma project, we are studying how cancer cells exploit alternative amino acids to survive under hostile conditions. This is not only about understanding how they grow, but also how they evade the immune system. We have discovered that by altering their metabolism, tumor cells can shape a surrounding environment that effectively ‘puts our natural defenses to sleep. Our challenge is to identify the specific ‘supply lines’ of these cells: if we can determine which amino acids are essential for their aggressiveness and how to block their utilization, we may be able not only to starve the tumor, but also to ‘reawaken’ the immune system and restore its ability to fight back. This is a new avenue of research that aims to target cancer not with a generalized approach, but by striking at its specific biochemical dependencies.
Giuseppe Cappellano
In foto Alessio Menga
Per il logo credito a Francesca Oltolina